Parte Seconda Carissimi amici turbinari e non, un grandissimo saluto dal Jet Propulsion Laboratory di Bassano del Grappa...cioè dalla mia cantina !!!
Come promesso eccomi qua a darvi gli ultimi aggiornamenti sulle esperienze condotte in merito alla mia turbina JMB T-120.
A più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo su questo argomento devo dire che il tema è stato accolto con molta curiosità. Gli interessati a costruirsi una turbina in casa sono stati davvero tanti, e 5-6 amici sono riusciti a portare a termine l’opera.
Con ore e ore di telefonate amichevoli, i nuovi turbinari sono riusciti a mettere la turbina al banco e con grande emozione farla girare per la prima volta. Non sono comunque mancati i suggerimenti e le critiche per migliorare l’affidabilità della T120. Grazie anche alle esperienze dell’amico Giovanni Merluzzi di Torino che hanno contribuito ad evidenziare alcune migliorie che saranno apportate nelle prossime versioni di questa turbina.
Inoltre, coraggioso più che mai, il nostro amico Giovanni ha portato la turbina a limiti di funzionamento mai raggiunti prima; ottimi test per misurare la sicurezza totale di tutta la macchina.
Pensate che la spinta massima raggiunta da Giovanni è stata di ben 14,5 kg. a 128.000 giri/minuto a circa 650 °C di temperatura massima. I cuscinetti, dopo questo test, non hanno mostrato alcun segno di fatica, anzi dopo smontati, appaiono ancora brillanti e senza rumori dovuti la deterioramento delle piste.
Come ricorderete stavo modificando i disegni costruttivi, per montare i cuscinetti ceramici, ma dopo circa 10 ore di funzionamento e 220 litri di kerosene bruciati, ho appurato che i cuscinetti in acciaio ad alta velocità attualmente in uso sopportano eccellentemente sforzi e regimi in gioco sulla T120.
Naturalmente invito tutti coloro che stanno costruendo la turbina a non spingerla ai regimi raggiunti dall’intrepido Giovanni in quanto, a seconda di come è stata costruita, potrebbero verificarsi situazioni anomale e pericolose come il pompaggio del compressore e temperature eccessive dei gas di scarico. Attenetevi quindi ai dati di progetto scritti sul fascicolo disegni e lavorerete nella massima sicurezza.
Vorrei citare anche l’amico Graziano Cecchini di Pesaro che con alcune modifiche estetiche è riuscito a dare un look piacevole alla T120, inoltre sta modificando qualche dettaglio per applicarla come turboalbero su un elicottero.
Da queste rilevanti esperienze ho notato alcuni importanti elementi che quasi sempre sono deleteri per la turbina stessa. A tutte le persone che stanno ultimando la T120 consiglio vivamente di non collaudarla le prime volte al banco con regolazioni fatte artigianalmente, come regolatori PWM per la pompa, termocoppie recuperate da chissà dove, pompe del kerosene fatte in casa, ecc. in quanto si sono quasi sempre dimostrati causa di rotture, bruciature e partenze caldissime, pericolose anche per i turbogetti veri. Tutti questi elementi portano fuori strada il buon funzionamento della turbina nonché la sicurezza di chi ci lavora sopra.
Vi ricordo che una turbina (decentemente costruita) funziona bene se è controllata bene. Spesso mi è capitato di modificare i miei prototipi perché non utilizzavo una Electronic Control Unit (ECU) adeguata, per poi dover tornare alla soluzione originale perché la ECU potesse lavorare adeguatamente. Quindi quello che consiglio vivamente è di abbinare alla vostra turbina una ECU di caratteristiche adeguate.
Nel corso di questo anno di lavoro ho avuto occasione di provarne parecchie facendomi un’idea di quelle che sono più o meno idonee. Se siete interessati su cosa usare sulla vostra T120, vi invito a contattarmi via email m.bizzotto@tiscalinet.it.
Tra gli interessati, non manca comunque qualche esperto di elettronica che oltre alla turbina, vorrebbe provare a costruire una ECU. Ottimo inizio!! In effetti, e questo è un appello, se c’è già una turbina tutta italiana, manca ancora una ECU tutta italiana. Faccio notare però che la teoria del controllo e dei sistemi ridondanti richiedono una buona esperienza in merito.
Nel frattempo dentro la mia cantina la ricerca e lo sviluppo non si fermano. Dopo alcune considerazioni teoriche ho valutato di fare un restyling alla T120 e tutte le condizioni me lo hanno permesso.
Pur mantenendo le stesse dimensioni e utilizzando un compressore diverso, alla fine è nata una turbina più leggera e di costruzione più semplice, ma di potenza nettamente superiore. La neonata, il prototipo T3, porta la sigla T150 e fornisce una spinta di 14 kg. a 120.000 giri/minuto alla temperatura di 580 °C al massimo dei giri. Questo grazie anche al distributore della turbina di nuova e più semplice concezione, in un primo studio ricavato per microfusione, ma tranquillamente fattibile anche con metodi tradizionali (come taglio al laser e qualche saldatura al TIG). Anche la camera di combustione modificata ha dato buoni risultati, grazie all’utilizzo dei tubi di fiamma in Inconel 600 nettamente più duraturi dei tradizionali tubi in inox.