I filtri antidisturbo sono necessari per prevenire instabilità
funzionale del ricevitore quando vengono utilizzati
servi lontani dallo stesso (modello di apertura superiore ai 3 mt).
Tale lontananza comporta l’utilizzo
di prolunghe che potrebbero (in certi casi) fungere da antenna, tale
situazione si traduce con un rientro
di segnale AF (sul filo del segnale del servo) nel ricevitore con
conseguente incasinamento generale
di quest’ultimo. Da notare
che tale fenomeno non è detto che succeda sempre, dipende infatti da
molte variabili: la lunghezza delle
prolunghe, la sensibilità e/o selettività del ricevitore, il tipo di
modulazione utilizzata il materiale (carbonio)
di cui è fatta l’ala o la fusoliera (per i servi montati in coda).Da
qui il fatto che molti modellisti, o perché
ignoranti il fenomeno o perché fiduciosi nella fortuna senza interporre
i filtri non hanno mai riscontrato
problemi di volo, ma siccome io purtroppo non rientro tra questi...
Esistono tre sistemi per ovviare al fenomeno:
- Filtri passivi composti da un toroide sul quale sono avvolte alcune
spire della prolunga.
- Filtri attivi (per attivi si intende alimentati dalla batteria)
composti da un integrato che blocchi il rientro nel
ricevitore di eventuali impulsi spurii.
- Filtri attivi con disaccoppiamento tra il ricevitore e i servi.
Il primo è il più semplice, ma
comportandosi come un attenuatore attenua anche l’ampiezza del segnale
che dovrebbe invece rimanere
la massima possibile, (io stesso ho visto un servo rallentare
visibilmente dopo avere
inserito un filtro a toroide).
Il secondo è più affidabile del primo, però, essendo un componente
alimentato è soggetto alle problematiche di
questo tipo di utilizzo ( autooscillazione, picchi di extratensione sull’alimentazione
che potrebbero bruciarlo
ecc.)
Il terzo è il più affidabile dei tre ma è complesso da realizzare, si
basa sul principio dei fotoaccoppiatori, il segnale
esce dal ricevitore ed entra in un integrato costituito da un micro led
ed un fototransistor l’impulso ad
onda quadra accende e spegne il led, il fototransistor riproduce il
segnale che piloterà il servo ma di fatto non
esiste collegamento diretto poiché vengono utilizzati impulsi luminosi
che per la natura del fotoaccoppiatore
possono andare solo dal led al fototransistor e non viceversa. Bene
dopo questa breve panoramica passerò alla descrizione del circuito che
ho scelto di utilizzare e che è il secondo.
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