Una volta che avete assemblato il tutto in maniera soddisfacente, salvate (Sempronio18.psd), unite tutti i livelli, regolate il contrasto a massimo e aumentate la luminosità di un po', trasformate il file in bitmap, rifilate le eccedenze con ritaglia e salvate in BMP 1bit (Sempronio.bmp). Potete salvare anche in GIF con palette a due colori. Per trasportare il file o per spedirlo via Internet potete salvarlo in JPG di buona qualità, almeno 10 in modo che non compaiano quelle macchie dovute al metodo di compressione del file. Quale sia il file più piccolo (frà BMP zippato, GIF 2 colori e JPG) non è sempre scontato e di volta in volta si possono avere differenze a favore di una o dell'altra scelta.
Un passo ulteriore sarebbe quello di vettorializzare il file raster in modo da poterlo poi modificare con il nostro programma di CAD preferito.
Il metodo più antico ma che garantisce il risultato migliore è quello di rilevare il disegno originale e ridisegnarlo di sana pianta.
Il metodo successivo è quello di importare nel programma CAD il nostro file ricomposto e ridisegnarci sopra.
Il terzo metodo consiste nell'usare un apposito programma che in modo più o meno automatico trasformi il risultato delle nostre fatiche in un file vettoriale (dxf) preoccupandosi anche di riconoscere le scritte e trasformarle, anziché in una sequenza di righe e curve, in testo editabile. Il programma migliore che abbia mai provato a tale scopo è senz'altro ScanVector. È un prodotto "sassofono" (di lingua sassone, anche se penso non si dica così) che nelle sue prime versioni aveva dimensioni ridicole, stava in un floppy, che si comporta benissimo nella lettura di linee rette e curve che interpreta con pochi segmenti o archi, meglio di altri programmi dalle dimensioni di svariate centinaia di Mbytes che generano una miriade di minuscoli segmenti o archi. In ogni caso il metodo presenta intrinsecamente dei grossi problemi nelle giunzioni fra le linee dovuti allo spessore dei tratti e nella interpretazione delle aree piene dove il programma "piglia sempre delle grandi cantonate".
I primi due metodi garantiscono, a mio avviso, i risultati migliori perché nel processo di disegno si possono portare tutte le dimensioni a misure finite mentre col metodo automatico ci troveremo ad avere aperture alari di 1128,93472136 mm, spessori di copertura variabili da 1.98736578 e 2.13569487 mm fra l'attacco e l'estremità etc.
Spero di essere stato chiaro e utile in questa disquisizione, i miei metodi non sono sicuramente gli unici e con altri programmi si possono raggiungere gli stessi risultati.
RicordandoVi che i Nomi e Marchi citati sono di proprietà dei rispettivi Proprietari, resto a disposizione per qualsiasi cosa vogliate chiedermi presso "pieroinc at tiscali dot it" anche per qualsiasi critica vogliate muovermi, ma non esagerate...